Ultima modifica: 20 Maggio 2019

L’Arte dell’Acqua

Presentazione della mostra

Io non so insegnare l’arte: si insegnano le tecniche, la storia dell’arte, si tentano di raccontare le motivazioni che forse gli artisti hanno vissuto prima e durante la produzione di un’opera d’arte, non credo che si possa insegnare come creare, è un processo complesso che può navigare tra conscio e inconscio, tra l’esperienza privata e quella politica, può confrontarsi con il bello o con l’utile, può sporcare o nobilitare.

Ma come e perché fare arte non so davvero insegnarlo.

Questo corso è partito con questa premessa.

Il tema dell’acqua è stato scelto perché è il principale costituente di ogni forma di vita sulla terra ed è presente per il 70% sul pianeta.

Come dire: vale tutto quello che ci viene in mente.

L’idea è che un insieme di esperienze possa evocare una forma da dare a un pensiero.

Abbiamo visto molti filmati, documentari e opere di artisti da Picasso a Rothko da Cattelan ad Abramovic, visto film da Roma a Welcome, frequentato mostre, fatto gite sul lago nei parchi e nei giardini, parlato molto, letto storie, praticate brevi meditazioni, fotografato, filmato, disegnato astrazioni e camminato.

Non si è trattato di visioni e progetti, di impegno allo studio o della realizzazione e successo nella vita.

Delio Gennai è stato una sorta di Virgilio che ci ha raccontato e accolto senza giudizi.

Si è cercata un po’ di sincerità, nessuna imposizione, si è solo data la possibilità di pensare e semmai fare figure immagini suoni.

Poi qualcuno ha deciso che non poteva o riusciva o voleva fare opere ma avrebbe aiutato e altri si sono aggiunti.

Non sono state date regole, si è solo condiviso l’esperienza.

Le ragazze e i ragazzi mi hanno insegnato molto in questa esperienza, hanno lavorato tanto e quelli che si sono aggregati l’hanno fatto per il piacere di fare insieme delle cose, l’esperienza di fare arte fa capire quali sono i processi creativi propri e altrui.

 Ringrazio il personale ATA: la segreteria, le belle bidelle e un bidello, i colleghi che hanno prestato qualche ora, Pietro Martini che ha consigliato da lontano e da vicino, Bruno Bucchi per i suoi racconti di persone sincere e soprattutto i ragazzi che ci hanno creduto.

prof. Roberto Martini

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