Ultima modifica: 12 Maggio 2020

LA MINISTRA DICE DI VOLER ELIMINARE LE “CLASSI POLLAIO” MA INTANTO IL MINISTERO TAGLIA LE CLASSI

il documento dei COBAS in allegato:

Da diverso tempo la Ministra Azzolina approfitta di ogni occasione pubblica per dichiarare la
propria contrarietà alle “ classi pollaio ” e la sua disponibilità a eliminarle.
Nell’attuale contesto emergenziale la situazione assume connotati ulteriormente preoccupanti,
derivanti dalla necessità ineliminabile di quel “distanziamento” che è considerato l’unico
presupposto sicuro per impedire il diffondersi del contagio da coronavirus.
Chiunque conosca le nostre scuole dovrebbe sapere che, nel migliore dei casi, l’ampiezza delle aule
– per i nuovi edifici e per attività normali – è parametrata sullo standard massimo di 1,96mq per
alunno/a (d.m. Lavori Pubblici del 18/12/1975) e per classi che erano al massimo di 25 alunni/e.
Sciaguratamente, abbiamo assistito nel tempo a un costante incremento del numero di alunni/e per
classe, che oggi potrebbero arrivare fino a 31 (d.i. sugli organici per l’a.s. 2019/2020) mentre,
ovviamente, le aule non sono state ampliate.
Ebbene, di fronte a questa situazione cosa ci sarebbe da fare? Se ci fosse un minimo di coerenza tra
ciò che si dice e quel che si fa, non dovrebbe essere difficile capirlo: diminuire il numero di
alunni/e per classe e reperire ulteriore personale e spazi per svolgere la didattica in presenza .
Invece, le scuole stanno ricevendo in questi giorni comunicazioni dagli Ambiti Territoriali
provinciali (gli ex Provveditorati) aventi per oggetto: definizione organico di diritto a.s. 2020/21 –
allineamento dati alunni e classi , che nel linguaggio ministeriale significa: visto che non sono
previste ripetenze avrete un numero di classi inferiore a quello che era stato previsto nella fase
precedente alla pandemia.
Infatti, recitano queste comunicazioni: “tenuto conto che, in virtù del Decreto Legge n. 22 dell’8
aprile 2020, non sono previste ripetenze. […] È altresì necessario che le SS.LL. modifichino il
numero di classi da autorizzare per l’a.s. 2020-2021 in relazione alla consistenza numerica relativa
agli alunni come rideterminata” .
E visto che la formazione delle classi avrebbe dovuto anche tenere conto della “serie storica dei
tassi di non ammissione alla classe successiva” (art. 16, comma 1, lett. c. del d.P.R. n. 81/2009)
risulta evidente – come per altro già minacciato dai Provveditorati attraverso canali diretti – che
salteranno molte prime classi della scuola secondaria di I e II grado.
Quindi, invece di consentire la ripartenza della didattica in presenza a settembre con aule meno
affollate il Ministero preferisce approfittare dell’occasione per ridurre classi e organici e, nel
frattempo, carica su docenti e ATA tutte le difficoltà legate al recupero delle attività che in
quest’anno scolastico non si sono potute svolgere per effetto dell’attuale sospensione.
Piuttosto che pensare soltanto a finanziare DaD e attrezzature digitali, costringendo docenti e
famiglie a supplire a quanto il Ministero non vuole fare, è necessario ridurre il numero di
alunni/e per classe, incrementare l’organico docente e ATA e avviare interventi urgenti di
edilizia scolastica sia per ristrutturare l’esistente sia per reperire nuovi spazi .
BASTA PROPAGANDA! LA SCUOLA, COME LA SANITÀ, DOPO ANNI DI TAGLI
MILIARDARI, HA BISOGNO DI UN FINANZIAMENTO STRAORDINARIO.

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