Ultima modifica: 13 Febbraio 2021

Cobas Pisa su scuole aperte a giugno

PRIMO MATTATOIO DRAGHI: LA SCUOLA
Non ancora insediato, e già Draghi propone un incremento di produttività alla scuola, con un allungamento di circa un mese (stamani parlavano di fine giugno controlliamo) delle attività didattiche. La giustificazione: recuperare quanto perso per le interruzioni e lezioni in didattica digitale.
Intanto, ad ogni interruzione è stata attivata la ddi, quindi non si può dire che gli/le studenti abbiano perso giorni di scuola. A meno che non si consideri la didattica digitale inefficiente, come a dire che l’impegno di centinaia di migliaia di docenti e studenti per mantenere viva la continuità del dialogo educativo, anche nelle condizioni estreme della DAD/DDI, è stato solo un inutile sforzo. A questo punto però bisognerebbe considerare nulli gli scrutini di giugno scorso e di febbraio, tutti i collegi docenti e le altre riunioni, far ripetere gli esami universitari e le sessioni di laurea a partire da aprile scorso. Nonché le sedute degli organi istituzionali svoltesi a distanza.
Sappiamo benissimo che la ddi ha avuto enormi limiti e che ha provocato stress e difficoltà anche per la disparità degli strumenti a disposizione nelle famiglie. Sappiamo anche benissimo, però, che in ddi il corpo docente e gli studenti hanno lavorato, hanno portato avanti un percorso formativo, hanno fatto prove, esercitazioni, programmi.
Come al solito, invece di affrontare quelle che sono le reali emergenze della scuola (precariato, sovraffollamento delle classi, insicurezza delle strutture) ci si concentra sugli aspetti propagandistici, senza neppure comprendere come funzionano veramente la scuola, la didattica, il lavoro dei docenti, disconoscendo i ritmi di apprendimento degli studenti, la non vivibilità degli edifici scolastici nella stagione estiva.
Draghi comincia proprio con il piede sbagliato verso la scuola, proponepndo un aggravio di fatica, scaricato su docenti e studenti, con la sciagurata ipotesi di frequentare i locali scolastici che già da aprile diventano invivibili per il caldo (non sono ambienti climatizzati, come quelli a cui è evidentemente abituato il Presidente incaricato) e di spostare a luglio gli esami di terza media e di maturità.
Sarebbe invece meglio che si confrontasse e indicasse come intende affrontare e risolvere i veri problemi strutturali della scuola:
1) intende superare lo scandalosa diffusione del precariato con un piano di assunzioni per tutte le cattedre vacanti?
2) intende sviluppare un piano di reclutamento che incrementi adeguatamente il personale docente e ATA?
3) intende diminuire il numero degli alunni per classe (non oltre 20)?
4) intende investire una parte consistente del Recovery Fund nell’edilizia scolastica (adeguamenti per mettere in sicurezza, ristrutturare e costruire nuovi locali) per offrire ambienti accoglienti e sicuri?
5) intende introdurre climatizzazione e ventilatori per il ricambio e la sanificazione dell’aria negli ambienti scolastici?
Come pretende Draghi di interloquire con il mondo della scuola senza nemmeno confrontarsi con i reali problemi a cui sono esposte le scuole pubbliche? Come discutere con un Presidente che concepisce la scuola come un’azienda in cui si tratterebbe semplicemente di aumentare il tempo di produzione per risolvere i problemi? come non capire che l’eventuale gap di apprendimento non può essere superato con un allungamento dei tempi delle attività didattiche in un periodo dell’anno in cui gli studenti, dopo mesi di studio e di emergenza, avranno bisogno di recuperare i tempi di vita e di socialità?
Si rende conto Draghi di quali siano veramente le necessità nella scuola, dopo anni di tagli e politiche improntate all’impoverimento del settore istruzione? o è solo guidato dalle “visioni” confindustriali? La scuola pubblica ha bisogno di ben altro che dichiarazioni e provvedimenti propagandistici, che non rivelano attenzione ma una concezione aziendalistica e produttivistica della scuola.
In fondo che potevamo aspettarci dal Banchiere di Dio?

Comunicato Draghi

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